Micron Document
██████╗ ███████╗████████╗██╗██████╗ ███████╗██████╗ ██╗ █████╗
██╔══██╗██╔════╝╚══██╔══╝██║██╔══██╗██╔════╝██╔══██╗██║██╔══██╗
██████╔╝█████╗ ██║ ██║██████╔╝█████╗ ██║ ██║██║███████║
██╔══██╗██╔══╝ ██║ ██║██╔═══╝ ██╔══╝ ██║ ██║██║██╔══██║
██║ ██║███████╗ ██║ ██║██║ ███████╗██████╔╝██║██║ ██║
╚═╝ ╚═╝╚══════╝ ╚═╝ ╚═╝╚═╝ ╚══════╝╚═════╝ ╚═╝╚═╝ ╚═╝


🬧 The NomadNet Encyclopedia | Archives | Info
- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b

🔍 Search

¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯

Cynara cardunculus scolymus
──────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────
top
Il mwbqcarciofo (mwbgCynara cardunculus scolymus mwbwL.Hayek) è una mwcapianta mwcqangiosperma mwcgdicotiledone della mwcwfamiglia mwdaAsteraceae, coltivata in mwdqItalia e in altri Paesi per uso alimentare e, secondariamente, mwdgmedicinale.

Contents

Storia
Usi
Note

──────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────

Etimologia

La parola italiana "carciofo", insieme alle altre varianti dialettali e non, è una derivazione della diffusione nel mwegMediterraneo dell'mwewarabo mwfaخرشوف‎ (mwfqḵuršūf).

Nelle lingue e nei dialetti del Nord Italia solitamente viene chiamato mwfwarticiocco o mwgaarticioc, termine simile ad altre lingue europee continentali: in francese è mwgqartichaut, in inglese mwggartichoke, in tedesco mwgwArtischocke.

Nel meridione d'Italia le varianti conosciute si diffondono invece a partire dall'arcaismo mwhqsiciliano che ci dà oggi mwhgcarciòffula/carcòcciula/cacòcciula (lemma che ha mantenuto vivo il suffisso diminutivo), così come derivato dal siculo-arabo parlato in Sicilia fino all'mwiaXI secolo e dal quale anche deriva il mwiqmaltese mwigqaqoċċa. È così che nelle Marche e in Abruzzo viene chiamato mwiwscarcioful, in Campania mwjacarciòffola, in Calabria mwjqscarciòppulu (plurale in -mwjga), mwjwcacciòffulu, mwkacanciòffulu, in salentino mwkqscarcioppula, in sardo campidanese si usa il termine mwkgcancioffa e in sardo logudorese mwkwcartzoffa. I termini utilizzati in spagnolo e portoghese, relativamente mwlaalcachofa e mwlqalcachofra, sono derivazione diretta dall'arabo mwlgالخَرْشُوف‎ (mwlwal-ḵaršūf).

Descrizione

Il carciofo è una pianta mwogerbacea perenne alta fino a 1,5 metri, provvista di un mwowrizoma sotterraneo dalle cui mwpagemme si sviluppano più mwpqfusti, che all'epoca della mwpgfioritura si sviluppano in altezza con una ramificazione mwpwdicotomica. Il fusto, come in tutte le piante "a rosetta", è molto raccorciato (2–4mwqa cm), mentre lo stelo fiorale è robusto, cilindrico e carnoso, striato longitudinalmente.

Le mwqgfoglie presentano uno spiccato mwqwpolimorfismo anche nell'ambito della stessa pianta (eterofillia). Sono grandi (fino a circa 1,5mwra m in alcune mwrqcultivar da seme), oblungo-lanceolate, con lamina intera nelle piante giovani e in quelle prossime ai mwrgcapolini, pennatosetta e più o meno incisa in quelle basali. La forma della lamina fogliare è influenzata anche dalla posizione della gemma da cui si sviluppa la pianta. La superficie della lamina è mwrwverde lucida o verde-mwsagrigiastra sulla pagina superiore, mentre nella pagina inferiore è verde-mwsqcinerea per la presenza di una fitta tomentosità. Le estremità delle mwsglacinie fogliari possono essere mwswspinose in alcune varietà.

I mwtqfiori sono riuniti in un mwtgcapolino (detto anche mwtwcalatide) di forma mwuasferoidale, mwuqconica o mwugcilindrica e di 5–15mwuw cm di mwvadiametro, con un mwvqricettacolo carnoso e mwvgconcavo nella parte superiore. Sul ricettacolo sono inseriti i fiori (flosculi), tutti con mwvwcorolla tubulosa e mwwaazzurro-mwwqviolacea e mwwgcalice trasformato in un mwwwpappo setoloso, utile alla dispersione degli acheni tramite il vento (disseminazione anemocora). Nel capolino immaturo l'mwxainfiorescenza vera e propria è protetta da una serie di mwxqbrattee involucrali strettamente embricate, con apice inerme, mucronato o spinoso, a seconda della varietà. Fiori e setole sono ridotti ad una corta peluria che si sviluppa con il procedere della mwxgfioritura. In piena fioritura le brattee divergono e lasciano emergere i fiori. La parte edule del carciofo è rappresentata dalla base delle brattee e dal ricettacolo, quest'ultimo comunemente chiamato mwxwcuore. In mwyaSardegna è molto richiesta anche la parte terminale dello scapo fiorale dalla terzultima o penultima foglia.

Il mwygfrutto è un mwywachenio (spesso chiamato erroneamente "seme") allungato e di sezione quadrangolare, provvisto di mwzapappo. Il colore varia dal marrone più o meno scuro al grigio con marmorizzazioni brune.

Il genoma della specie

ll genoma di carciofo (mwzwCynara cardunculus var. mwaascolymus mwaqL.) è stato recentemente decodificato.cite-ref-1[1]cite-ref-2[2] L'assemblaggio copre 725 delle mwcg1084mwcw Mb che costituiscono il genoma della specie. La sequenza codifica per circa mwda27000 geni ed ha un contenuto di elementi ripetuti pari al 58,4mwdq mwdg %, la cui espansione si stima sia avvenuta circa 2,5 milioni di anni fa. La comprensione della struttura del genoma del carciofo è fondamentale per identificare le basi genetiche di caratteri di interesse agronomico e la futura applicazione di programmi di selezione assistita.

Distribuzione e habitat

Il carciofo è originario dei paesi attorno al mweqMar Mediterraneo e della mwegMacaronesia. Cresce principalmente nel bioma temperato.cite-ref-3[3]

Tassonomia

La mwhqfamiglia delle mwhgAsteracee (o mwhwCompositae, mwiamwiqnomen conservandum) è la più numerosa del mondo vegetale, comprende oltre mwig23000 mwiwspecie distribuite su mwja1535 mwjqgeneri,cite-ref-4[4] oppure mwkg22750 specie e mwkw1530 generi secondo altre fonticite-ref-5[5] (una delle mwmachecklist più aggiornata elenca fino a mwmq1679 generi)cite-ref-6[6]

La sottofamiglia mwnwCarduoideae è una delle 16 sottofamiglie nella quale è stata suddivisa attualmente (2021) la famiglia Asteraceae, mentre mwoaCardueae è una delle 4 tribù della sottofamiglia. La tribù Cardueae a sua volta è suddivisa in 12 mwoqsottotribù (la sottotribù mwogCarduinae è una di queste). Il genere mwowmwpaCynara elenca 10 specie con una distribuzione mediterranea, una delle quali è presente spontaneamente sul territorio italiano.cite-ref-fs-7-0[7]cite-ref-kj-8-0[8]cite-ref-barr-9-0[9]cite-ref-herr-10-0[10]

Non tutte le mwtgchecklist sono concordi nella classificazione tassonomica di questa entità. Alcune di esse considerano mwtwCynara scolymus mwuaL. sinonimo di mwuqmwugCynara cardunculus mwuwL..cite-ref-11[11]cite-ref-12[12] Mentre altre in pubblicazioni viene trattata come sottospecie mwxaCynara cardunculus subsp. mwxqscolymus mwxg(L.) Hayek.cite-ref-13[13]cite-ref-14[14]

Filogenesi

Il genere di questa voce è inserito nel gruppo tassonomico della sottotribù mw0qCarduinae.cite-ref-herr-10-1[10] In precedenza provvisoriamente era inserito nel gruppo tassonomico informale "Cynara Group".cite-ref-fs-7-1[7] La posizione filogenetica di questo genere nell'ambito della sottotribù, tra i generi mw2gmw2wPtilostemon mw3aCass. e mw3qmw3gGalactites mw3wMoench, è abbastanza centrale.cite-ref-barr-9-1[9]cite-ref-vila-15-0[15]

In questa specie sono stati identificati, con l'ausilio di marcatori molecolari (AFLP, microsatelliti e transposon display), tre differenti taxa:cite-ref-16[16]

• mw7wC. cardunculus L. var. mw8asylvestris Lam. (cardo o carciofo selvatico) abbondantemente diffusa allo stato spontaneo nel bacino del mediterraneo centro-occidentale.
• mw8gC. cardunculus L. var. mw8waltilis DC. (cardo coltivato o cardo domestico).
• mw9qC. cardunculus L. var. mw9gscolymus (L.) Fiori (carciofo).

Varietà

Le varietà di carciofo sono classificate secondo diversi criteri. I principali sono i seguenti:

• In base alla presenza e allo sviluppo delle mw-wspine si distingue fra varietà mw-aspinose e mw-qinermi. Le prime hanno capolini con brattee terminati con una spina più o meno robusta, le inermi hanno invece brattee mutiche o mucronate.
• In base al colore del capolino si distingue fra varietà mw-wviolette e mwaqaverdi.
• In base al comportamento nel ciclo fenologico si distingue fra varietà mwaqiautunnali o rifiorenti e varietà mwaqmprimaverili o unifere. Le prime si prestano alla forzatura in quanto possono produrre capolini nel periodo autunnale e una coda di produzione nel periodo primaverile. Le seconde sono adatte alla coltura non forzata in quanto producono capolini solo dopo la fine dell'inverno.

Le mwaqucultivar di carciofo sono numerose: il catalogo comune dell'Unione Europea riconosce oltre 80 varietà registrate di mwaqyCynara cardunculus.cite-ref-17[17]

Storia

Il carciofo è una varietà domestica del mwaq0cardo selvatico (mwaq4mwaq8Cynara cardunculus),cite-ref-18[18] originario dell'area mediterranea.cite-ref-rottenberg-19-0[19] Si dibatteva se il carciofo fosse un alimento tra gli antichi Greci e Romani, o se questa cultivar fosse stata sviluppata più tardi, con fonti classiche che si riferiscono invece al cardo selvatico.cite-ref-20[20]cite-ref-21[21] Il cardo viene menzionato come pianta da giardino nell'VIII secolo a.C. da mwasaOmero ed mwaseEsiodo. mwasiPlinio il Vecchio menziona la coltivazione del mwasmcarduus a mwasqCartagine e mwasuCordova.cite-ref-22[22] Nell'Africa settentrionale, dove si trova ancora allo stato selvatico, sono stati rinvenuti semi di carciofo, probabilmente coltivati, durante gli scavi del mwasoMons Claudianus di epoca romana in Egitto.

In mwaswSicilia le varietà di carciofo venivano coltivate a partire dal periodo classico degli antichi Greci; i Greci le chiamavano mwas0kaktos. In quel periodo i Greci mangiavano le foglie e i capolini dei fiori, la cui coltivazione aveva già migliorato quella della forma selvatica. I Romani chiamavano questa verdura mwas4carduus (da cui il nome mwas8cardo). Un ulteriore miglioramento nella forma coltivata sembra aver avuto luogo nel periodo medievale nella Spagna musulmana e nel mwataMaghreb, sebbene le prove siano solo inferenziali.cite-ref-23[23] Nel XII secolo, veniva menzionato nella guida compendiosa all'agricoltura composta da mwatuIbn al-'Awwam a Siviglia (sebbene non compaia nelle precedenti importanti opere arabe andaluse sull'agricoltura) e in Germania da mwatyIldegarda di Bingen.

Gli olandesi introdussero i carciofi in Inghilterra, dove li coltivarono nel giardino di mwatgEnrico VIII a Newhall nel 1530. A partire dalla metà del XVII secolo i carciofi erano di moda nelle corti europee. I cuori erano considerati ingredienti di lusso nella nuova cucina di corte, come riportato da scrittori come mwatkFrançois Pierre La Varenne, autore di Le Cuisinier François (1651). Si sosteneva, in questo periodo, che i carciofi avessero proprietà mwatoafrodisiache.cite-ref-24[24] I carciofi furono portati negli Stati Uniti nel XIX secolo: in mwat8Louisiana dagli immigrati francesi e in mwauaCalifornia dagli immigrati spagnoli.

Produzione

La produzione mondiale del carciofo, secondo la mwaumFAO,cite-ref-25[25] nel 2011 è stata superiore a 1,5 milioni di tonnellate, di cui oltre il 60% nell'area mediterranea.

Di fatto i carciofi si coltivano soprattutto in mwaukItalia, mwauoEgitto e mwausSpagna. Negli mwauwStati Uniti d'America la maggior produzione di carciofi si ha nello Stato della mwau0California, e all'interno della California la contea di mwau4Monterey concentra più dell'80mwau8 % del totale. L'mwavaItalia detiene il primato mondiale nella produzione di questo ortaggio (pari a circa il 30mwave %). Le zone di maggiore produzione sono la mwaviSicilia (mwavmPiana di Gela e mwavqPiana di Catania), la mwavuSardegna (Ittiri, Samatzai, Villasor, Nuraminis e Serramanna), la mwavyPuglia.cite-ref-test-26-0[26]

| Nazione | Produzione (tonnellate) |
|---|---|
| Italia | 389 813 |
| Egitto | 323 866 |
| Spagna | 208 463 |
| Perù | 154 552 |
| Algeria | 124 659 |
| Argentina | 110 657 |
| Cina | 90 397 |
| Francia | 47 190 |
| Stati Uniti | 45 382 |
| Marocco | 44 591 |
| Fonte: UN Food and Agriculture Organization (FAO) [ 27 ] | Fonte: UN Food and Agriculture Organization (FAO) [ 27 ] |

Coltivazione

Il carciofo è una tipica pianta degli ambienti mwabamediterranei. Il suo ciclo naturale è mwabeautunno-mwabiprimaverile: alle prime mwabmpiogge autunnali le mwabqgemme del mwaburizoma si risvegliano ed emettono nuovi mwabygetti. I primi capolini sono emessi verso la fine dell'mwabcinverno, a partire dal mese di mwabgfebbraio. In tarda primavera la pianta va in riposo con il disseccamento di tutta la parte aerea.

Nelle zone più calde delle regioni mwabomediterranee il carciofo viene coltivato con una tecnica di forzatura che ha lo scopo di anticipare al periodo autunnale la produzione di capolini. La tecnica consiste nel forzare il risveglio nel corso dell'mwabsestate: dai mwabwrizomi di una coltura precedente si prelevano le gemme, dette ovuli, e dopo una fase di pregermogliamento sono messi a dimora dalla seconda metà di mwab0giugno in poi, facendo seguire un'mwab4irrigazione copiosa. In questo modo l'attività vegetativa ha inizio in piena estate, con differenziazione a mwab8fiore nel mese di mwacasettembre e produzione dei capolini di primo taglio nei mesi di mwaceottobre e mwacinovembre.

La forzatura del carciofo produce risultati solo nelle mwacqcultivar rifiorenti, e in ogni modo è causa di situazioni di stress biologico che deprimono la longevità della carciofaia. Per questo motivo le carciofaie forzate sono condotte in coltura annuale, biennale o triennale. Dopo il secondo o terzo anno la percentuale di diradamento è tale da rendere mwacueconomicamente più vantaggioso il reimpianto della carciofaia.

Il carciofo si può propagare sia per via sessuata, con la riproduzione da seme, sia per via vegetativa sfruttando la sua naturale predisposizione ad emettere nuove piante dalle gemme del mwaccrizoma. La riproduzione da seme, pur essendo tecnicamente attuabile, non ha alcuna utilità pratica per le cultivar italiane: a causa del forte grado di eterozigosi, le piante nate da seme avrebbero caratteri completamente diversi ed eterogenei rispetto allo standard varietale. La mwacgpropagazione vegetativa tradizionale segue metodi diversi secondo il tipo di ciclo colturale, ma si riconducono a due tipi: la propagazione per ovoli e quella per carducci.

Gli ovoli sono porzioni di rizoma ingrossate provviste di una o più gemme. La propagazione per ovoli si pratica con il prelievo, all'inizio dell'estate, dei rizomi dalle vecchie carciofaie. Da questi vengono separati gli ovoli, messi a pregermogliare per uno o due giorni e poi messi a dimora in un periodo che va dalla seconda metà di giugno fino agli inizi di agosto. L'epoca di "semina" è correlata all'epoca del raccolto del primo taglio.

I carducci sono i mwacspolloni basali emessi dal rizoma delle piante di oltre un anno d'età nelle prime fasi vegetative. Fra le operazioni colturali che si praticano durante la fase vegetativa è prevista la scarducciatura, ossia il diradamento della coltura con l'eliminazione dei polloni in quanto sottraggono risorse nutritive alla pianta a scapito delle rese qualitative della produzione. I polloni asportati possono essere messi a dimora in autunno per impiantare una carciofaia poliennale che darà la prima produzione al secondo anno d'impianto.

Le colture ottenute da ovoli iniziano il loro ciclo in piena estate e sono pertanto in grado di produrre capolini già nell'autunno successivo o nella primavera successiva. Questa tecnica di propagazione è pertanto utilizzata per le varietà autunnali o rifiorenti in coltura forzata. Le colture ottenute da carducci iniziano il loro ciclo in autunno inoltrato e poiché la pianta non riesce ad acquisire una sufficiente vigoria l'impianto è finalizzato a dare la prima produzione al secondo anno. Questa tecnica si adotta pertanto per le varietà primaverili in coltura non forzata.

La propagazione vegetativa ha il pregio di trasmettere il mwac4genotipo delle piante madri alle piante propagate, permettendo il mantenimento dello standard varietale. Ha però lo svantaggio di trasmettere le virosi accumulate, che sono una delle principali cause che riducono la longevità di una carciofaia. Per migliorare lo stato fitosanitario delle colture si può ricorrere a piante ottenute da mwadamicropropagazione. Questa tecnica consiste in una moltiplicazione mwadein vitro con l'espianto dei mwadimeristemi apicali dagli apici vegetativi delle piante. I meristemi prelevati, detti espianti, essendo composti da cellule embrionali possono rigenerare un'intera pianta se opportunamente trattati (coltivazione in vitro su substrati nutritivi in cella climatica).

Il principio su cui si basa la micropropagazione risiede nel fatto che le cellule vegetali embrionali, essendo in fase di moltiplicazione, non sono infettate dai virus, pertanto le piante micropropagate sono risanate, ossia esenti da virus. In realtà la sicurezza del risanamento dipende dall'età delle cellule prelevate: le cellule effettivamente sane sono quelle del cono vegetativo, che rappresentano una porzione minima del meristema apicale, mentre all'aumentare della distanza dall'apice meristematico aumenta la probabilità che la cellula sia infettata dai mwadqvirus. Con espianti di dimensioni ridotte aumenta la percentuale di risanamento delle piante micropropagate, per contro si riduce la percentuale di attecchimento. Un congruo compromesso si raggiunge prelevando espianti di dimensioni dell'ordine di mezzo millimetro.

Le colture ottenute da piante micropropagate presentano, almeno nei primi anni, un migliore stato fitosanitario che si manifesta con una maggiore vigoria e, di riflesso, una più elevata produttività. La mwadymicropropagazione presenta per contro degli svantaggi:

• Le colture micropropagate sono più suscettibili alle avversità ambientali, pertanto il mantenimento dello stato fitosanitario richiede cure colturali più attente.
• La micropropagazione è una tecnica costosa perché la prima fase richiede l'impiego di attrezzature di laboratorio e tecnici altamente specializzati. Il materiale micropropagato pertanto è molto più costoso di quello tradizionalmente usato, che in sostanza è materiale di scarto il cui costo è essenzialmente legato alla manodopera richiesta per il prelievo.
• Le piante micropropagate danno produzioni qualitativamente differenti da quelle micropropagate quando allo standard varietale contribuisce la base genetica dei virus latenti integrati nel mwadsDNA dell'ospite. Questo fenomeno si è riscontrato ad esempio nello Spinoso sardo, che con la micropropagazione perde in modo significativo parte delle proprietà organolettiche.

Usi

I carciofi di grandi dimensioni vengono spesso preparati eliminando tutto lo stelo tranne 5–10mwaeg mm. Per rimuovere le spine, che potrebbero interferire con l'alimentazione, si può tagliare circa un quarto di ogni squama. Per cucinare il carciofo, si lascia sobbollire per 15-30 minuti, oppure si cuoce a vapore per 30-40 minuti (meno per quelli piccoli).cite-ref-28[28] Un carciofo cotto e non condito ha un sapore delicato.

Se si vogliono far bollire i carciofi, è possibile aggiungere sale all'acqua. I carciofi, in particolare quelli tagliati, possono scurirsi a causa dell'mwae4imbrunimento enzimatico e dell'ossidazione della mwae8clorofilla. Per evitare ciò si può immergerli in acqua leggermente acidificata con aceto o succo di limone.

Spesso le foglie vengono rimosse una alla volta e la base carnosa viene mangiata con mwafevinaigrette, mwafisalsa olandese, mwafmaceto, mwafqburro, mwafumaionese, mwafyaioli, succo di limone o altre salse. Solitamente la parte superiore fibrosa di ogni foglia viene scartata. Il cuore si mangia quando la parte interna non commestibile è stata staccata dalla base e scartata. Anche le sottili foglie che ricoprono la pianta sono commestibili.

In Italia, i cuori di carciofo sott'olio sono l'ortaggio abituale della sezione "primavera" della mwafgpizza alle quattro stagioni (insieme alle olive per l'estate, ai funghi per l'autunno e al mwafkprosciutto per l'inverno).cite-ref-29[29]

Specialità della mwaf8cucina romana sono il mwagamwagecarciofo alla romana (stufato in mwagiolio d'oliva, acqua, mwagmprezzemolo, mwagqaglio e mwagumentuccia), il mwagymwagccarciofo alla giudia, (intero e mwaggfritto in olio di oliva), il mwagkfritto di carciofi in pastella e l'insalata di carciofi (crudi a lamelle).

La mwagscucina della mwagwLiguria valorizza molto questo ingrediente, che, per il fatto di maturare in mwag0primavera, diventa in tale periodo il componente di una variante della locale mwag4torta pasqualina, specialità tradizionalmente a base di bietole.

Anche nella mwahacucina siciliana, da dove - specialmente nella mwahepiana di Gela e nella vicina mwahiNiscemi - proviene una larga parte della produzione nazionale, il carciofo ricopre un ruolo di rilievo, venendo utilizzato in molte pietanze e anche consumato in occasione di festività locali e religiose.

I carciofi possono anche essere trasformati in una mwahqtisana. L'infuso è consumato soprattutto tra i mwahuvietnamiti.cite-ref-30[30] In Romania si produce una tisana a base di carciofo chiamata mwahoCeai de Anghinare.cite-ref-31[31] In Messico la parte floreale viene messa in acqua e consumata come una tisana. Ha un sapore leggermente amarognolo e legnoso.

Il carciofo è l'ingrediente botanico primario dell'aperitivo italiano mwaiaCynar, con il 16,5mwaie % di alcol in volume, prodotto dal mwaiiGruppo Campari.cite-ref-32[32] Può essere servito con ghiaccio come mwaicaperitivo oppure come mwaigcocktail mescolato con succo d'arancia, particolarmente apprezzato in Svizzera. Viene anche utilizzato per preparare il 'Cin Cyn', una versione leggermente meno amara del mwaikcocktail Negroni, sostituendo il mwaioCampari con il mwaisCynar.

La mwai0cinarina contenuta nel carciofo è mwai4ipocolesterolemizzante, tramite l'inibizione della mwai8biosintesi del colesterolo e l'inibizione dell'mwajaossidazione del mwajecolesterolo mwajiLDL. Diminuisce inoltre il mwajmquoziente beta/alfa delle mwajqlipoproteine ed ha effetti mwajudiuretici.cite-ref-33[33]

Riferimenti nella cultura

Nella pittura europea rinascimentale, il carciofo è rappresentato in diversi quadri tra i quali: mwakeL'ortolana di mwakiVincenzo Campi, mwakmCucina di Floris van Schooten, mwakqNatura morta di asparagi, carciofi, limoni e ciliegie di Blas De Ledesma, mwakuL'estate e mwakyVertumnus di mwakcArcimboldo.

Il carciofo, come opera di scultura, appare alla sommità di alcune fontane monumentali collocate a mwakkNapoli, mwakoFirenze e mwaksMadrid.

mwak0Pablo Neruda, mwak4Premio Nobel per la Letteratura nel mwak81971, scrisse il mwalapoema mwaleOda a la Alcachofa ("Ode al carciofo"), che è parte della raccolta mwaliOdas Elementales.

Una politica che procede per fasi successive, per piccoli passi, cogliendo le varie opportunità che si presentano è definita mwalqpolitica del carciofo. Fu definita tale anche la politica di mwaluCamillo Benso conte di Cavour.cite-ref-34[34]

Galleria d'immagini

Note

cite-note-11. mwaogD. Scaglione, S. Reyes-Chin-Wo, A. Acquadro, L. Froenicke, E. Portis, C. Beitel, M. Tirone, R. Mauro, A. Lo Monaco, G. Mauromicale, P. Faccioli, L. Cattivelli, L. Rieseberg, R. Michelmore & S Lanteri., mwaokmwaooThe genome sequence of the outbreeding globe artichoke constructed de novo incorporating a phase-aware low-pass sequencing strategy of F1 progeny, 2016, mwaosDOI:mwaow10.1038/srep19427.
cite-note-22. mwapa(mwapemwapiEN) mwapmmwapqGlobe Artichoke Genome Database, su mwapuUniversità degli studi di Torino. mwapyURL consultato il 21 ottobre 2025 mwapc(mwapgarchiviato il 17 aprile 2024).
cite-note-33. mwapw(mwap0mwap4EN) mwap8mwaqaCynara cardunculus L. | Plants of the World Online | Kew Science, su mwaqePlants of the World Online. mwaqiURL consultato il 24 novembre 2024.
cite-note-44. mwaqymwaqcJudd 2007,mwaqg pag. 520.
cite-note-55. mwaqwmwaq0Strasburger 2007,mwaq4 pag. 858.
cite-note-66. mwarimwarmmwarqWorld Checklist - Royal Botanic Gardens KEW, su mwarupowo.science.kew.org. mwaryURL consultato il 18 marzo 2021.
cite-note-fs-77. mwarwmwar0Funk & Susanna 2009,mwar4 pag. 300.
cite-note-kj-88. mwasimwasmKadereit & Jeffrey 2007,mwasq pag. 132.
cite-note-barr-99. mwasomwassBarres et al. 2013.
cite-note-herr-1010. mwatemwatiHerrando et al. 2019.
cite-note-1111. mwatymwatcmwatgWorld Checklist - Royal Botanic Gardens KEW, su mwatkpowo.science.kew.org. mwatoURL consultato il 17 marzo 2021.
cite-note-1212. mwat4mwat8mwauaEURO MED - PlantBase, su mwaueww2.bgbm.org. mwauiURL consultato il 17 marzo 2021.
cite-note-1313. mwauymwaucConti et al. 2005,mwaug pag. 83.
cite-note-1414. mwauwmwau0Pignatti 1982,mwau4 vol. 3, pag. 163.
cite-note-vila-1515. mwavimwavmVilatersana et al. 210.
cite-note-1616. Sonnante G, De Paolis A, Lattanzio V, Perrino P (2002) Genetic variation in wild and cultivated artichoke revealed by RAPD markers. Genet Resour Crop Evol 49:247–252
cite-note-1717. mwavomwavsmwavwEUPVP - COMMON CATALOGUE - Varieties of agricultural plant and vegetable species, su mwav0ec.europa.eu. mwav4URL consultato il 24 novembre 2024.
cite-note-1818. mwawiG. Sonnante, D. Pignone e K. Hammer, mwawmmwawqThe Domestication of Artichoke and Cardoon: From Roman Times to the Genomic Age, in mwawuAnnals of Botany, vol.mwawy 100, n.mwawc 5, 28 luglio 2007, pp.mwawg 1095-1100, mwawkDOI:mwawo10.1093/aob/mcm127. mwawsURL consultato il 24 novembre 2024.
cite-note-rottenberg-1919. Rottenberg, A., and D. Zohary, 1996: "The wild ancestry of the cultivated artichoke." Genet. Res. Crop Evol. 43, 53–58.
cite-note-2020. mwaxi(mwaxmmwaxqEN) clifford a. wright, mwaxumwaxyDid the Ancients Know the Artichoke?, in mwaxcGastronomica, vol.mwaxg 9, n.mwaxk 4, 1º novembre 2009, pp.mwaxo 21-28, mwaxsDOI:mwaxw10.1525/gfc.2009.9.4.21. mwax0URL consultato il 24 novembre 2024.
cite-note-2121. Susan Weingarten, 'The Rabbi and the Emperors: Artichokes and Cucumbers as Symbols of Status in Talmudic Literature', in mwayemwayiWhen West Met East: The Encounter of Greece and Rome with the Jews, Egyptians, and Others. Studies Presented to Ranon Katzoff in Honor of his 75th Birthday, ed. by David M. Schaps, Uri Yiftach and Daniela Dueck, Graeca Tergestina. Storia e civiltà, 3 (Trieste: EUT Edizioni Università di Trieste, 2016), pp. 51–65.
cite-note-2222. mwayymwaycmwaygOldcookmwayk : vegetables in Medieval Europe, su mwayowww.oldcook.com. mwaysURL consultato il 24 novembre 2024.
cite-note-2323. Watson, Andrew. mway8Agricultural innovation in the early Islamic world. mwazaCambridge University Press. p. 64
cite-note-2424. mwazqAlan Davidson, mwazumwazyThe Oxford companion to food, 3rd, mwazcOxford University Press, 2014, mwazgISBNmwazk 978-0-19-967733-7, mwazsOCLCmwazw mwaz0890807357.
cite-note-2525. mwa0emwa0imwa0mFaostat, su mwa0qfaostat3.fao.org.
cite-note-test-2626. mwa0gmwa0kmwa0oProduzione e commercializzazione del carciofo, su mwa0sCARCIOFIAMO Il portale dei carciofi siciliani. mwa0wURL consultato il 21 febbraio 2011 mwa00(archiviato dall'mwa04url originale il 29 maggio 2010).
cite-note-271. mwa1imwa1m" mwa1qProduction by FAO, su mwa1ufao.org.
cite-note-2828. mwa1k(mwa1omwa1sEN) mwa1wmwa10How to cook artichokes | Good Food, su mwa14www.bbcgoodfood.com. mwa18URL consultato il 24 novembre 2024.
cite-note-2929. mwa2mmwa2qcooking.com, mwa2uhttp://www.cooking.com/Recipes-and-More/recipes/Four-Seasons-Pizza-recipe-621.aspxmwa2y Titolo mancante per url mwa2curl (aiuto). mwa2kURL consultato il 17 gennaio 2011.
cite-note-3030. mwa24(mwa28mwa3aEN) Robert Sietsema, mwa3emwa3iVietnamese Artichoke Tea Isn't Just for Drinking, su mwa3mmwa3qThe Village Voice, 18 marzo 2011. mwa3uURL consultato il 24 novembre 2024.
cite-note-3131. mwa3k(mwa3omwa3sRO) mwa3wmwa30Ceai de anghinare – Slabire, proprietati si modul corect de preparare mwa34[mwa38Tè al carciofo – Perdita di peso, proprietà e metodo di preparazione correttomwa4a], su mwa4eFrunză Verde, 1º aprile 2025. mwa4iURL consultato il 22 ottobre 2025 mwa4m(mwa4qarchiviato il 22 ottobre 2025).
cite-note-3232. mwa4g(mwa4kmwa4oEN) Francesco Muzzopappa, mwa4smwa4wCynar presents Artichoke Pride, su mwa40Campari group. mwa44URL consultato il 22 ottobre 2025 mwa48(mwa5aarchiviato il 18 gennaio 2022).
cite-note-3333. mwa5q(mwa5umwa5yEN) Mariangela Rondanelli, Attilio Giacosa e Annalisa Opizzi, mwa5cmwa5gBeneficial effects of artichoke leaf extract supplementation on increasing HDL-cholesterol in subjects with primary mild hypercholesterolaemia: a double-blind, randomized, placebo-controlled trial, in mwa5kInternational Journal of Food Sciences and Nutrition, vol.mwa5o 64, n.mwa5s 1, 2013-02, pp.mwa5w 7-15, mwa50DOI:mwa5410.3109/09637486.2012.700920. mwa58URL consultato il 24 novembre 2024.
cite-note-3434. mwa6mmwa6qmwa6uPolitica - Dizionario dei Modi di Dire, su mwa6ymwa6cCorriere della Sera. mwa6gURL consultato il 24 novembre 2024.

Bibliografia

• mwa6wAcquadro A., et al., Development and characterisation of microsatellite markers in Cynara cardunculus, in L. Genome, vol. 48, n. 2, 2005, pp. 217-225.
• mwa68Comino C., et al., Isolation and functional characterization of a cDNA coding a hydroxycinnamoyltransferase involved in phenylpropanoid biosynthesis in Cynara cardunculus, in L. BMC Plant Biology, vol. 7, 2007, p. 14.
• mwa7iDe Paolis A., et al., Characterization and differential expression analysis of artichoke phenylalanine ammonia-lyase coding sequences, in Physiologia Plantarum, vol. 132, 2008, pp. 33-43.
• mwa7uLanteri S., et al., Amplified fragment length polymorphism for genetic diversity assessment in globe artichoke, in Theoretical and Applied Genetics, vol. 108, n. 8, 2004, pp. 1534-1544.
• mwa7gMauro R., et al., Genetic diversity of globe artichoke landraces from Sicilian small-holdings:implications for evolution and domestication of the species, in Conservation Genetics, vol. 10, 2009, pp. 431-440.
• mwa7sMauro R.P., et al., Genotypic and bio-agronomical characterization of an early Sicilian landrace of globe artichoke, in Euphytica, vol. 186, 2012, pp. 357-366.
• mwa74Pignone D., Sonnante G., Wild artichokes of south Italy: did the story begin here?, in Genetic Resources and Crop Evolution, vol. 51, 2004, pp. 577-580.
• mwa8ePortis E., et al., Genetic structure of island populations of wild cardoon [Cynara cardunculus L. var. sylvestris (Lamk) Fiori] detected by AFLPs and SSRs, in Plant Science, vol. 169, n. 1, 2005, pp. 199-210.
• Portis E., Portis F., Valente L., Gianoglio S., Cericola F., Lanteri S., Acquadro A. 2015. mwa8qCyMSatDB: The Globe Artichoke (mwa8uCynara cardunculus var. mwa8yscolymus) Microsatellite Database. mwa8chttp://www.artichokegenome.unito.it/
• mwa8kGabriella Sonnante, et al., On the origin of artichoke and cardoon from the Cynara gene pool as revealed by rDNA sequence variation, in Genetic Resources and Crop Evolution, vol. 54, 2007, pp. 483-495.
• Scaglione D., The [genome sequence of the outbreeding globe artichoke constructed de novo incorporating a phase-aware low-pass sequencing strategy of F1 progeny. mwa8wSci. Rep. 6, 19427; doi: 10.1038/srep19427 (2016)
• citerefsonnante2002Gabriella Sonnante, et al., Genetic variation in wild and cultivated artichoke revealed by RAPD markers, in Genetic Resources and Crop Evolution, vol. 49, 2002, pp. 247-252.
• mwa9aSonnante G., Carluccio A.V., De Paolis A., Pignone D., Identification of artichoke SSR markers: molecular variation and patterns of diversity in genetically cohesive taxa and wild allies, in Genetic Resources and Crop Evolution, vol. 55, 2008, pp. 1029-1046.
• mwa9mSonnante G., De Paolis A., Pignone D., Relationships among artichoke cultivars and some related wild taxa based on AFLP markers, in Plant Genetic Resources: Characterization and Utilization, vol. 1, 2004, pp. 125-133.
• mwa9ySonnante G., Pignone D. e Hammer K., The domestication of artichoke and cardoon: from Roman times to the genomic age, in Annals of Botany, vol. 100, 2007, pp. 1095-1100.
• citerefconti-et-al-2005(EN) Fabio Conti, Giovanna Abbate, Alessandro Alessandrini e Carlo Blasi, An annotated checklist of the Italian vascular flora, Roma, Palombi Editore, 2005, ISBN 88-7621-458-5 (archiviato il 24 febbraio 2022).
• citerefpignatti-1982Sandro Pignatti, Flora d'Italia, Bologna, Edagricole, 1982, ISBN 88-506-2449-2.
• citerefkadereit-jeffrey-2007Kadereit J.W. & Jeffrey C., The Families and Genera of Vascular Plants, Volume VIII. Asterales, Berlin, Heidelberg, 2007.
• citereffunk-susanna-2009(EN) Vicki Ann Funk, Alfonso Susanna, Tod F. Stuessy e Randall J. Bayer, Systematics, Evolution, and Biogeography of Compositae (PDF), Vienna, International Association for Plant Taxonomy (IAPT), 2009, ISBN 978-3-9501754-3-1 (archiviato il 17 agosto 2025).
• citerefbarres-et-al-2013Laia Barres et al., Reconstructing the Evolution and Biogeograpnic History of Tribe Cardueae (Compositae), in Botany, vol. 100, n. 5, 2013, pp. 1-16.
• citerefherrando-et-al-2019Sonia Herrando-Morairaa et al., Nuclear and plastid DNA phylogeny of the tribe Cardueae (Compositae) with Hyb-Seq data: A new subtribal classification and a temporal framework for the origin of the tribe and the subtribes, in Molecular Phylogenetics and Evolution, vol. 137, 2019, pp. 313-332.
• citerefjudd-2007Judd S.W. et al., Botanica Sistematica - Un approccio filogenetico, Padova, Piccin Nuova Libraria, 2007, ISBN 978-88-299-1824-9.
• citerefstrasburger-2007Eduard Strasburger, Trattato di Botanica. Volume secondo, Roma, Antonio Delfino Editore, 2007, ISBN 88-7287-344-4.
• citerefvilatersana-et-al-210(EN) Roser Vilatersana, María Sanz, Almudena Galian e Eva Castells, The invasion of Senecio pterophorus across continents: multiple, independent introductions, admixture and hybridization, in ResearchGate, Springer, 21 aprile 2016, DOI:10.1007/s10530-016-1150-1. URL consultato il 23 gennaio 2026 (archiviato il 23 gennaio 2026).

Voci correlate

• mwa-mAsteraceae
• mwa-umwa-yCarduus
• mwa-gCynar
• mwa-omwa-sCynara cardunculus

Altri progetti

Altri progetti

• Wikiquote
• Wikibooks
• Wikizionario
• Wikimedia Commons
• Wikispecies

• Wikiquote contiene citazioni sul carciofo
• Wikibooks contiene ricette sul carciofo
• Wikizionario contiene il lemma di dizionario «carciofo»
• Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su carciofo
• Wikispecies contiene informazioni su carciofo

Collegamenti esterni

• citerefbritannica-com(EN) Cynara cardunculus scolymus, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• mwa-qTutti i dati del carciofo, su cibo360.it.
• AA. VV., mwa-ymwa-cIl carciofo e il cardo mwa-gArchiviato il 6 marzo 2014 in Internet Archive., coordinamento scientifico di N. Calabrese, mwa-oColtura & Cultura (mwa-swww.colturaecultura.it mwa-wArchiviato il 26 aprile 2014 in Internet Archive.)
• mwa-8Ricette delle carcioffole ‘ndurate e fritte (carciofi indorati e fritti) - VesuvioLive.it, su vesuviolive.it.
• mwbaeStoria e sapori della cucina campana - VesuvioLive.it, su vesuviolive.it.
• mwbamIl Carciofo di Montelupone, su carciofodimontelupone.it.